La storia

La nascita
Un appassionato di bici di Cividale del Friuli, percorrendo la pianura nel cuore del Friuli Venezia Giulia, racconta agli amici al bar, di fronte ad un calice di Friulano, che oggi si è fatto 84 chilometri in bici Cividale, Palmanova, Aquileia e ritorno.
Giovanni Cozzi scopriva che la distanza che divide Cividale da Aquileia è di 42 km.
Al tavolo c’è Giuliano Gemo, vice presidente del CONI FVG, che esclama “Ci starebbe una bella maratona. Una maratona che collega due città Patrimonio Universale dell’Unesco”
Ed ecco nascere la UNESCO CITIES MARATHON.

 L’iniziativa è stata presentata a Gorizia, nel marzo 2012 al Presidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera Franco Arese, nel corso della cerimonia di premiazione “L’atletica Regionale premia i suoi campioni” alla presenza delle massime autorità sportive e politiche regionali. 

Presenti l’Assessore allo Sport Elio De Anna, il Presidente del CONI FVG Emilio Felluga, il Presidente del Comitato Regionale FIDAL FVG nella persona dell’avv. Guido Pettarin.
L’incarico di organizzare la prima edizione dell’UNESCO CITIES MARATHON è stato affidato al Comitato Regionale della FEDERAZIONE ITALIANA DI ATLETICA LEGGERA, quale figura di riferimento specifica nel settore.
Con la collaborazione di numerose Società della regione di comprovata esperienza organizzativa nel settore delle corse su strada la prima edizione dell’UNESCO CITIES MARATHON si candida a diventare la Maratona del Friuli Venezia Giulia, unendo la qualità di atleti top nazionali ed internazionali e la quantità di un numeroso bacino di utenza riferito al territorio della Regione e dei Land confinanti quali Austria, Slovenia e Croazia.
La maratona unisce simbolicamente le città patrimonio universale dell’UNESCO di Aquileia e Cividale passando per Palmanova, candidata anch’essa a prossima Città dell’UNESCO.
Nell’iniziativa sono coinvolti, oltre alla Regione Friuli Venezia Giulia, la Provincia di Udine ed i Sindaci di tutti i Comuni interessati lungo il percorso.
Il Prefetto di Udine Ivo Salemme si rende promotore di una riunione organizzativa a cui partecipano tutti gli enti interessati, il Questore, i vertici della Polizia Stradale, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, il Vice Presidente del CONI Regionale, i responsabili di Autovie Venete, in relazione alla chiusura dei caselli autostradali, e per la FIDAL FVG il Segretario Generale ed il Responsabile del Settore Master.
Si tratta quindi di una iniziativa di enorme portata per la Regione Friuli Venezia Giulia sia dal punto di vista sportivo che promozionale, turistico e culturale.
Con questa gara podistica riservata ad atleti assoluti e master il Comitato Organizzatore si propone di dare, attraverso il veicolo dello Sport dell’Atletica Leggera, un significato simbolico al valore universale del patrimonio culturale dell’Unesco presente nella nostra regione, fornendo una competizione di alto livello che valorizzi l’aspetto tecnico dello sport e d’altra parte ponga in risalto le bellezze turistiche della città di Aquileia, Palmanova e Cividale con partenza, passaggio ed arrivo nei rispettivi centri storici.


Il ritorno di immagine
Le grandi corse su strada sono da anni un trend in crescita nelle realtà sportive mondiali.
Sono occasioni straordinarie per presentare i centri delle città ad un pubblico quanto mai eterogeneo, creando l’occasione per una significativa comunicazione mediatica.
L’elevata componente agonistica, unita alla composizione eterogenea dei partecipanti, fa si che un gran numero di agonisti ed appassionati trovi motivazioni per visitare ed intrattenersi nelle città.
Organizzare un evento sportivo di grande qualità agonistica e promuovere lo sport nel suo aspetto più spettacolare e paesaggistico presenta le città nei loro aspetti più pittoreschi, valorizza la loro ispirazione in veste di patrimonio universale dell’UNESCO, offre la sua proposta turistica e di ricezione alberghiera ad un pubblico difficilmente raggiungibile con messaggi istituzionali.
La FEDERAZIONE ITALIANA DI ATLETICA LEGGERA, tramite l’organizzazione diretta del Comitato Regionale Friuli Venezia Giulia, le Istituzioni, tutti gli Sponsor ed i partner commerciali troveranno un soddisfacente ritorno di immagine.

 

Lo spirito
La prima edizione nasce con lo spirito di stima e di amicizia che lega tutto il movimento del Volontariato presente sul territorio regionale.
La tradizione della numerosa rete di Volontari che opera nel Friuli Venezia Giulia, in primis il tessuto del volontariato della FIDAL, sarà parte attiva nell’organizzazione con la presenza di altre componenti significative come la Protezione Civile, l’Associazione Nazione Alpini, l’Associazione Nazionale Carabinieri, l’Associazione Marinai d’Italia, con il coinvolgimento dell’Università di Udine e delle Scuole Superiori della Regione.
La “Maratona dell’Arte e dei Sapori del Friuli Venezia Giulia” accompagnerà la manifestazione sportiva portando nelle maggiori manifestazioni podistiche italiane e straniere il messaggio artistico/culturale ed enogastronomico del Friuli Venezia Giulia unitamente con la promozione dei maggiori eventi sportivi della regione..

 

Il percorso
Il percorso prevalentemente pianeggiante, si snoda su strade asfaltate e panoramiche, sulla distanza tradizionale di 42,195 chilometri omologati.
La maratona percorre i Comuni di Aquileia, Terzo di Aquileia, Cervignano, Bagnaria Arsa, Palmanova, San Vito al Torre, Chipris Viscone, San Giovanni al Natisone, Manzano, Premariacco, Cividale del Friuli su strade totalmente chiuse al traffico e tutte le intersezioni con le altre strade sono transennate e presidiate da personale addetto, mentre sulle intersezioni con le arterie più importanti è prevista la presenza degli organi di polizia.
Abbiamo individuato le Società della regione di comprovata esperienza organizzativa nel settore delle corse su strada ed è stato assegnato ad ognuna un tratto del percorso equivalente a 5 km cadauna, con il compito di gestire il punto di ristoro e di spugnaggio e di fornire animazione sul percorso promuovendo i colori e le attività della Società.

 

Un po' di storia...
La battaglia di Maratona è uno dei simboli più significativi della cultura e dell’identità dell’Occidente. Fu combattuta nel 490 a.c. nella piana di Maratona (in greco antico Piana dei finocchi) a circa 42 kilometri di distanza da Atene. Si trattò di un momento decisivo di una forte contrapposizione fra il potente regno Persiano (erede delle antiche civiltà orientali Egiziana e Babilonese innanzitutto) e le polis greche. All’epoca il mondo greco aveva gemmato polis oltre i confini della penisola ellenica, anche nella cosiddetta Asia minore (in particolare nei territori dell’odierna Turchia e delle isole circostanti). In questa zona in particolare, fra polis greche (Atene) e i Persiani vi erano stati scontri molto cruenti. Il re persiano Dario decise allora di intervenire per rappresaglia direttamente sul territorio greco e in particolare contro Atene, allestendo un imponente corpo di spedizione. Lo scontro fra i due schieramenti avvenne nella piana di Maratona e fu decisivo. Utilizzando la forza della loro fanteria pesante (gli opliti) i greci misero fuori gioco le mal organizzate ali dello schieramento persiano, chiudendone il centro in una micidiale tenaglia. I persiani furono costretti ad una disordinata e disastrosa ritirata verso le navi, perdendo oltre 6500 uomini (contro meno di 200 vittime fra gli ateniesi e i loro alleati). Il successivo progetto di un attacco dal mare contro la città ritenuta priva di difensori, abortì perché la fanteria greca rientrò velocemente (in quella che deve essere considerata come la vera prima corsa collettiva della maratona) a difesa della città. La contrapposizione fra ellenici e persiani non finì peraltro con Maratona: una seconda spedizione persiana si ebbe nel 480 a.c., ma ormai gli ellenici, fortificati dalla vittoria nella guerra precedente, ebbero ragione ancora una volta, e stavolta definitivamente, dei potenti nemici (celebri fra le battaglie quella navale di Salamina con la distruzione della flotta persiana e quella delle Termopili con il sacrificio dei trecento spartani di Leonida). Le guerre persiane lasciarono in eredità ai Greci un’epopea identitaria e, in particolare agli ateniesi, un’eccezionale sicurezza in se stessi che fu la base per i successivi secoli d’oro, secoli di dominio militare ma soprattutto culturale, quello per intendersi della grande filosofia di Socrate, Platone e Aristotele, ma anche delle grandi tragedie (Eschilo, Sofocle ed Euripide) e in generale dei grandi progressi nelle lettere, nelle arti e, per l’epoca, delle scienze.


Se Maratona è il simbolo più significativo della vittoria della cultura occidentale su quella orientale nella contrapposizione fra il mondo ellenico delle polis e quello del grande impero persiano, il simbolo stesso di Maratona è a sua volta Filippide o Fidippide, il messaggero ateniese rimasto nella storia e nel mito (difficile dire se sia verità o leggenda) per aver corso a tutta velocità verso Atene per portare la notizia della vittoria e risollevare il morale di quanti erano rimasti in città, in attesa del rientro delle truppe reduci dalla battaglia, anch’esse dunque impegnate come detto sopra in una vera e propria Maratona. Compiuta la missione l’eroico messaggero sarebbe immediatamente deceduto. Ferma restando l’alta significatività simbolica del gesto (vero o leggendario) di Filippide, rimane invece la verità storica della corsa di massa della fanteria pesante greca da Maratona ad Atene. Essa dovrebbe essere a ben vedere il simbolo vero della Maratona che non è corsa di un singolo ma continua ad avere il significato di corsa di gruppo, ben oltre gli episodi olimpici e con caratteristiche abbastanza ampie di non competitività o meglio di una interpretazione di competitività collettiva ben diversa da quella individuale, che spesso ci viene proposta come paradigma dominante.


Dovrebbe essere chiaro a questo punto il motivo per il quale la Maratona è il simbolo stesso dell’Olimpiade, cioè dell’evento in cui si vuol celebrare nella modernità il trionfo della gioventù più sana (o comunque più eroica nelle Paraolimpiadi) e più esemplare, nel quadro di un forte richiamo alle tradizioni classiche. Questo irresistibile richiamo culturale spiega il diffondersi di eventi capaci di riprodurre emotivamente il clima della Maratona ma anche il pericolo di un’inflazione di tali eventi e quindi l’esigenza molto sentita di ricondurre tali manifestazioni ad appropriate cornici identitarie che ne permettano la valorizzazione. Il Friuli e la Regione FVG hanno saggiamente inteso etichettare questa nostra Maratona con la qualifica di Maratona dell’Unesco, legandola ai siti classici di Aquileia Cividale e Palmanova, già riconosciuti (o con procedura ancora in itinere per Palmanova) per la loro importanza patrimonio dell’umanità.

 

L'inno della Maratona
E’ il caso di aggiungere o meglio di qualificare in modo ancora più stretto ed incisivo questa strategia, collegando la nostra Maratona alle origini del cristianesimo aquileiese e dunque della nostra stessa identità friulana, così come ci sono state proposte dalle ricerche di don Gilberto Pressacco. E’ utile introdurre a questo punto la figura di Giorgio Mainerio (1535-1582), musicista di notevole valore del XVI secolo, che ebbe cariche di grande rilievo fra le quali spicca quella molto prestigiosa di Maestro di Cappella (1560-1582) della Basilica (della Santa Chiesa) di Aquileia. Durante la sua permanenza in Friuli, Mainerio pubblicò, accanto a un repertorio di musiche sacre, anche un’opera di musica strumentale profana, “Il primo libro dei balli” (1578), vera e propria antologia europea di balli territoriali che includeva anche testimonianze musicali friulane. Fra esse un brano piuttosto misterioso: Schiarazzola Marazzola, che ritroviamo qualche anno più tardi in un documento (datato 10 giugno 1624), nel quale un curato di Palazzolo dello Stella denuncia al Tribunale dell’Inquisizione un gruppo di parrocchiani di ambo i sessi, per aver praticato, nonostante la sua diffida, nella notte di Pentecoste, rituali propiziatori non ortodossi, accompagnati dal canto in due cori di “certa sua canzone che incomincia Schiarazzola Marazzola….”. Il denunciante riferiva anche che secondo quanto asserito da tale Maria Lissandrina, “vedova impudica” e leader del gruppo, il rituale aveva antica tradizione nelle campagne friulane. Molto probabile quindi che Mainerio avesse pensato di inserire nel suo libro un canto-ballo della tradizione friulana, chiaramente inquadrabile in un contesto di religiosità popolare. Rimaneva tuttavia ancora oscuro il significato delle parole chiave Schiarazzola-Marazzola. Ed è proprio qui che troviamo un aggancio significativo con la Maratona e un forte collegamento con le vicende del nostro glorioso cristianesimo aquileiese. Sul punto riportiamo direttamente dall’intervista a G.Pressacco di Raffaella Paluzzano in “Viaggio nella notte della Chiesa di Aquileia”, pubblicato da Gaspari editore, le parole dello stesso Gilberto Pressacco, ben noto studioso delle origini del cristianesimo aquileiese. 


“Non è stato facile riuscire a formulare una spiegazione soddisfacente per Schiarazzola Marazzola. Inizialmente avevo identificato schiarazzola con la scrazule o rane, strumento musicale utilizzato nelle chiese friulane durante la settimana santa; ma nonostante gli sforzi rimaneva misteriosa l’uscita marazzola. Finchè considerando la radice dei due termini-schiarazz(ola) e marazz(ola) ho intuito una diversa chiave di lettura. La popolazione della bassa friulana, e in particolare coloro che vivono nei pressi del Tagliamento, utilizzano la parola scjaraz per indicare un pezzo di legno con una estremità bifida, che ha la funzione di divaricare i tralci delle viti, o di consentire la presa a due mani dell’aratro. In definitiva si tratta di una canna. La radice etimologica è greca: difatti χαραξ significa canna, bastone; la stessa origine poteva forse attribuirsi a marazz(ola)? Marath ricorda infatti la gara olimpica della maratona, la cui origine risale alla famosa battaglia che contrappose l’esercito greco a quello persiano nel 490 a.C. nella piana di Maratona, che in greco significa valle dei finocchi. Infatti Μαρατηον in greco vuol dire finocchio: in ultima analisi schiarazz(ola) e marazz(ola) sono la versione friulana degli equivalenti greci canna e finocchio a cui è stato aggiunto il suffisso ola”. Se le due parole derivano dal greco significa che sono state acquisite al patrimonio linguistico locale in tempi remoti, almeno precedenti all’invasione longobarda. Fu proprio basandosi su queste intuizioni coerenti con i risultati di precedenti ricerche di Don Guglielmo Biasutti, che Pressacco formulò la sua ipotesi relative alle origine marciane e alessandrine del Cristianesimo di Aquileia. Conclude infatti Gilberto: “in questa canzone arcaica deve leggersi l’eco di una religiosità molto antica, che richiama alla memoria quei marciani (San Marco evangelista o suoi seguaci) cui la tradizione attribuisce l’evangelizzazione di Aquileia.” In altre parole questa canzone popolare e questo rito propiziatorio sono collegabili alle origini del cristianesimo aquileiese e dunque alle radici stesse della cultura e della rilevanza politica e religiosa dell’intero Nord Est. Fra l’altro l’utilizzo della canna e del finocchio rimanda ad un altro rito propiziatorio, combattuto ed estirpato nel seicento dall’inquisizione friulana, quello dei benandanti, considerati da Pressacco lontani eredi delle tradizioni di San Marco e dei Terapeuti (descritti questi ultimi da storici di gran rilievo come Filone di Alessandria, Giuseppe Flavio e Plinio il Giovane). I riti dei benandanti sono stati ricostruiti recentemente dallo storico Carlo Ginzburg, secondo il quale essi avrebbero combattuto in spirito contro le streghe per garantire appunto fertilità del terreno e abbondanza dei raccolti. Nel combattimento rituale i benandanti avrebbero utilizzato appunto mazze di finocchio (marath) e le streghe canne (scjaraz) di sorgo.

Per questi motivi la scelta di Schiarazzola-Marazzola come inno della Maratona dell’Unesco sembra naturale coronamento della scelta di attribuire una forte impronta culturale a questa Maratona che unisce Aquileia e Cividale, i due centri simbolicamente più antichi e significativi dell’origine della potenza economica, politica e religiosa dell’intero Nord-Est italiano. Segnaliamo anche che una recente versione del ben noto cantautore Angelo Branduardi, ha fatto conoscere “Schiarazzola-Marazzola ben oltre i confini della Regione e ben oltre l’ambito degli studiosi di storia del cristianesimo e delle tradizioni popolari.

Note storiche a cura del Prof. Flavio Pressacco

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